Appunti per una pratica re/situazionista
Editoriale Derivati 1/26
Nel 2005 prendeva forma CartografiaResistente, laboratorio di mappatura dal basso, in quella che fu la prima esperienza di uno spazio autogestito non occupato a Firenze, l’Elettro+ Spa (Spazio Pubblico Autogestito) all’Isolotto. Esperienza transitoria, divisiva e turbolenta che segna una delle tante spaccature dei movimenti sociali fiorentini, e offre una collocazione emblematica ad un laboratorio che dall’inizio si propone di abitare fratture ed interstizi. Sfuggendo pulsioni identitarie e cooptazioni politiche, l’obiettivo di CR è da subito produrre un atlante vivente della città in movimento e delle zone di intensità pubblica, di conflitto e di aggregazione. Senza affiliazioni e giudizi di merito, l’idea era, ed è, costruire sapere condiviso e riconnettere istanze, criticità e pratiche insorgenti, assemblando uno strumento di navigazione condiviso dell’altra città.1
Se la cartografia è strumento imperiale per eccellenza, CR si propone di ribaltarne la prospettiva, abbandonando la visione a volo d’uccello, fotogrammetrica, del territorio, e la sua finalità normativa e prescrittiva, per raccontare dal terreno, dalle pratiche e dalla prospettiva personale l’evoluzione del paesaggio psico-politico e materiale di Firenze.
Il laboratorio adotta una metodologia ibrida, che combina una pratica empirica di collezione dati con un’attitudine psico-geografica situazionista a perdersi nel territorio. Da un lato una pratica di derive sul territorio scaturite da dispositivi pretestuosi e contorti concepiti per deragliare dai binari tracciati della produttività urbana. Dall’altro, la costruzione di un database / atlante digitale, all’epoca avanguardistico tentativo di costruire una piattaforma online collaborativa precedente all’avvento di google maps, basata sulla tecnologia wiki e sul modello indymediano. L’esperimento CR in termini di attività sul territorio durò un paio di anni (l’Elettro+ anche meno), con qualche strascico fino al 2010 attraverso pubblicazioni e mostre in cui il collettivo ha presentato al pubblico gli esiti della sua attività di esplorazione. La piattaforma scomparve presto da internet, assalita dallo spam e priva della manutenzione e aggiornamento tecnologico necessari.2 I partecipanti dispersi, alcuni anche partecipi di un esodo in uscita da Firenze verso capitali Europee apparentemente meno sterili e prostituite, e, più in generale, la pratica di coordinamento, rivendicazione e riappropriazione dello spazio pubblico progressivamente dispersa nel torpore diffuso che ha avvolto la città (e non solo quella che abitavamo noi).
Mentre l’attenzione di tutti è stata risucchiata dentro il buco nero di Internet e avvolta nelle bolle dei social media, nel corso dell’ultimo ventennio processi di appropriazione, mercificazione e finanzializzazione del territorio da parte di attori finanziari concentrati, sempre più indistinguibili dietro il filtro delle piattaforme di intermediazione digitale, hanno continuato a macinare indisturbati. Processi da lungo tempo previsti e denunciati, come la disneyficazione turistica del centro storico, la precarizzazione diffusa e l’espulsione delle fasce vulnerabili hanno continuato a stravolgere percezione e condizioni materiali di vita in città. Infine, il disagio e la rabbia crescente tornano a serpeggiare dopo quello che appare ora un lungo periodo di oblio e disimpegno. Segni di risveglio si manifestano nuovamente in città: antichi focolai che hanno continuato a ardere sotto il manto di narcosi collettiva malgrado tutto, ma anche l’emergere di nuove generazioni che portano nuove urgenze e nuove insorgenze, ed esprimono una rinnovata richiesta di conoscenza e capacità pratica di resistenza.




È in questo scenario che CartografiaResistente si è ridestata nel 2025. Sull’onda del risveglio della Venere Biomeccanica, evento ancora una volta divisivo e provocatorio, CR25 si è rimessa in viaggio, anzi in esplorazione. Custode di una memoria labile ma affilata e di strumenti efficaci seppur arrugginiti, il laboratorio si è riattivato, con l’obiettivo di riallacciare connessioni, sia sul piano orizzontale / spaziale - tra le realtà del territorio in agitazione e le iniziative di resistenza - e sia sul piano verticale / temporale - ristabilendo tra generazioni la catena di trasmissione delle pratiche antagoniste e resistenti. Rispetto all’ingenuo ottimismo tecnologico di due decenni fa, pur non negando la necessità di utilizzare strumenti digitali per archiviare e comunicare i nostri rinvenimenti, abbiamo deciso di rimettere al centro della nostra pratica la presenza in loco, l’uso delle mani e delle tecniche analogiche. Il nuovo atlante prende forma su carta - con spilli, fili, etichette, colla e forbici - ed in consessi conviviali di corpi, esito di faticose derive negli spazi inquieti della città e della partecipazione a manifestazioni, assemblee ed eventi.
È una maniera di rivendicare il controllo sulla nostra produzione e di riaffermare la costruzione di zone autonome dal dispositivo tentacolare del semiocapitalismo tecnologico che ha acquisito una totale ed insostenibile egemonia.
Il processo di esplorazione è cominciato con la prima deriva del nuovo ciclo, intorno alla GKN di Campi Bisenzio, e proseguito in aree critiche quali la tenuta di Mondeggi Bene Comune, Santa Croce, Rovezzano, e i nuovo sviluppi che interessano Porta al Prato e le Cascine, fino a quella in centro che ci ha portato ad approdare alla Polveriera. La penultima e l’ultima di queste derive sono raccontate in diversi formati in questo prima uscita di Derivati.








Le esplorazioni di gruppo hanno nutrito una pratica cartografica che si basa sulla ricostruzione di traiettorie personali: sia da una prospettiva individuale, raccogliendo percorsi biografici attraverso l’incontro e lo scontro con il corpo di Firenze da parte dei partecipanti e delle persone incontrate nel tragitto; sia da quella collettiva, ricostruendo percorsi sviluppati in gruppo, come le derive vissute insieme, ma anche eventi e manifestazioni che hanno segnato la storia e la psicogeografia della città. I risultati del processo di indagine si depositano inizialmente su due supporti: una carta del territorio dove vengono localizzate le esperienze significative, presenti e passate; e una linea del tempo, che traccia una cronologia intrecciata a partire dal dato biografico dei contributori. I fili che connettono luoghi e momenti disegnano una crono-geografia complessa e caotica da cui emergono momenti e luoghi cruciali, memorie collettive e zone calde di trasformazione. Da questo primo canovaccio intessuto manualmente nella pratica dell’esplorazione e della condivisione della memoria emerge un range di possibili mappe focalizzate su differenti aspetti che vanno a costituire il nostro potenziale “atlante eclettico”.


Un primo tentativo è la mappa che pubblichiamo in questo magazine: una mappa delle zone calde di trasformazione di Firenze e dei conflitti che esse aprono e nutrono rappresentate, con una evidente citazione delle stranota mappa Naked City creata da Debord e soci, come isole in deriva urbana connesse da una flottiglia di energie relazionali. Una mappa che è completata ed immersa in una più ampia del mediterraneo che racconta il viaggio della Sumud Flotilla verso Gaza: una correlazione tutt’altro che avulsa, nel momento in cui l’orrore del genocidio in corso proietta un ombra tangibile sulle battaglie quotidiane di tutte, e anche nelle piazze e negli spazi sociali di Firenze la mobilitazione per la causa palestinese ha un impatto sensibile.3
L’atlante in progress di CartografiaResistente è allo stesso tempo una fotografia della situazione attuale di Firenze, interessata da un ventaglio di progetti trasformativi ultimati, in corso o previsti a breve termine, ed un promemoria di vicende da indagare, interessi da esporre, e soprattutto resistenze e visioni alternative da dispiegare. Ed è quello che CR intende fare e facilitare coinvolgendo chiunque abbia interesse a costruire una città diversa.
Nel fare questo, invochiamo la necessità di rifondare pratiche e strumenti di ricerca e azione, adattandosi al contesto di accelerazione e degenerazione del “capitalismo avanzato”, ovverosia in avanzato stato di decomposizione.
Abbiamo coniato il termine re-situazionismo che suggerisce diversi possibili intenti, tutti ugualmente degni di attenzione. Ne sottolineiamo alcuni qui:
la necessità di tornare a situarsi fisicamente nei territori urbani in trasformazione, ricreando la comunione di corpi e di idee dissolta dall’illusione della comunità digitale imposta dai social network e dalle piattaforme digitali popolate di techno-zombies;
l’aspirazione a rianimare i territori attraverso la creazione di situazioni basate sul risuonare di emozioni e atti gioiosi svincolati dall’imperativo produttivo, creazione di zone occupate o temporaneamente autonome, invenzioni di spazio pubblico, e sovversioni giocose e improduttive;
rinnovare la teoria e la pratica situazionista, la cui comprensione della città e della società dello spettacolo attraverso la psicogeografia non ha mai cessato di rivelarsi lungimirante e acuta nel corso di oltre sessanta anni, per quanto vulnerabile alla cooptazione da parte dei meccanismi predatorii del semiocapitalismo diffuso;
infine, il punto forse più critico, dissacrare la stessa etichetta situazionista, che già nelle mani degli originali ideatori si è trasformata in parodia. Non c’è modo di prendere sul serio una teoria rivoluzionaria situazionista se non riconoscendo la necessità di demolirla ad ogni passo prima che nel sussiego e nella riverenza accademica essa venga riadattata a sua volta in strumento di dominazione del capitale nella società dello spettacolo.




Parte dei testi presenti sul wiki sono stati archiviati su noblog ma privi dei link alla mappa e alla galleria fotografica.
Cogliamo l’occasione per rimandare alla Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese pubblicata online da Radio Onda D’Urto.







